lunedì 29 giugno 2015

Libro: IO PRIMA DI TE – di Jojo Moyes



La trama
Louisa Clark vive con i genitori, la sorella ed il figlio di quest’ultima. Ha una vita poco avvincente e povera di stimoli. La donna, benché vicina ai trent’anni, non ha ambizioni e si accontenta di vivere in una piccola località svolgendo il lavoro di cameriera.
Improvvisamente resta senza lavoro e, per mantenere la propria famiglia in difficoltà economiche, si ritrova costretta a cercare ed accettare un nuovo lavoro: diventerà l’assistente di Will Traynor, un ricco e scorbutico uomo divenuto tetraplegico a causa di un incidente.
La conoscenza e l’assidua frequentazione tra i due giovani cambierà entrambe le loro vite.

Le mie valutazioni

Ho acquistato questo libro on line, dopo aver letto alcune recensioni.
Ho sentito parlare molto bene dell’autrice, definita da molti come una delle migliori scrittrici inglesi contemporanee.
Sono rimasta molto soddisfatta dalla lettura di questo libro. L’ho trovato stimolante ed emozionante.
E’ riuscito a toccarmi il cuore, sia nelle sue parti più piacevoli, sia in quelle più strazianti.
La psicologia dei personaggi principali è ben approfondita, senza mai risultare noiosa o banale.
Ogni evento narrato ha un suo preciso senso all’interno della struttura narrativa.
Il romanzo non è breve ma ho impiegato poco tempo per  terminarlo: la trama riesce infatti ad ipnotizzare il lettore, a coinvolgerlo e a stimolare il suo interesse verso il destino dei personaggi principali.
Avvertenza: da leggere con un pacchetto di fazzoletti a portata di mano.


mercoledì 17 giugno 2015

Libro: LA FELICITA’ DELLE PICCOLE COSE – di Caroline Vermalle


La trama
Il protagonista è Frédéric Sòlis, avvocato parigino  di successo, con la passione per quadri impressionisti.
Non vede il padre da quando era bambino, ha perso la madre da qualche tempo ed il suo sogno è quello di potersi circondare di oggetti preziosi, soprattutto di quadri.
L’avvocato rifugge completamente l’idea di legarsi sentimentalmente e di costruire una propria famiglia.
Improvvisamente riceve un’eredità particolare da uno sconosciuto: tanti misteriosi biglietti ed un disegno raffigurante una mappa.  Segue le indicazioni dei biglietti e si convince che questi possano portarlo verso un quadro del famoso impressionista Monet.
Questa particolare “caccia al tesoro” farà riaffiorare in lui antichi ricordi e  lo condurrà  verso qualcosa di molto prezioso.

Le mie valutazioni
Ho acquistato questo libro on line.
Dopo aver letto il libro “Un favoloso appartamento a Parigi” di Michelle Gable, ero alla ricerca di un romanzo che mi consentisse di continuare a respirare l’aria parigina.
Leggendo la sinossi, “La felicità delle piccole cose” mi era parso il libro adatto: quello che avrebbe potuto soddisfare il mio desiderio di leggere un bel romanzo rosa ambientato nella città più romantica del mondo.
Purtroppo il mio giudizio non è positivo.
Ho apprezzato l’idea di una storia densa di mistero ma il risultato non è, a mio modesto parere, ben riuscito.

La narrazione è eccessivamente veloce, troppi sono i passaggi che vengono saltati ed andavano invece approfonditi.  Si fatica persino ad individuare la trama ed il romanzo sembra più un’accozzaglia di eventi di cui non si comprende il trait d’union.  Assolutamente scarsa, inoltre, la descrizione dei luoghi e dei personaggi. Alcuni sembrano essere stati catapultati per caso nel libro e non si capisce nemmeno il loro ruolo.

martedì 16 giugno 2015

Gocce di memoria

Gli acquazzoni estivi hanno la capacità di riportarmi indietro nel tempo.
Sì perché la pioggia fa risalire dall'asfalto un odore muschiato che rievoca ricordi lontani e le gocce di pioggia divengono così gocce di memoria.
E tornano così in mente i ricordi di quando ero bambina e trascorrevo le vacanze con i miei nonni in un paesino sperduto della Calabria.


Le giornate scorrevano secondo ritmi regolari e costanti: al mattino si scendeva in spiaggia, mentre il pomeriggio si tornava in collina.
Spesso, al crepuscolo, arrivava un acquazzone seguito dal consueto arcobaleno.
Ci si riparava sotto il portico dell'unico bar del paese, lasciandosi avvolgere da quel profumo dolciastro della pioggia che cadeva sulla terra asciutta.
Si coglieva l'occasione per giocare al fresco qualche partita di calcio-balilla e si ascoltava musica dal Juke Box, spesso disturbata dal suono dei video giochi.
Erano i tempi in cui si scattavano le foto con le macchinette a pellicola e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di fotografare la pietanza del giorno o di farsi un selfie.
Erano anche i tempi in cui, per socializzare, dovevi per forza alzare il culo dalla sedia di casa tua, dato che non esistevano i social cosi
Ed erano i tempi in cui ancora si parlava con gli amici guardandoli in faccia, senza essere distratti da What's App o dalle notifiche di Facebook.
Quando rientravo a casa per la cena, trovavo il mio amato nonno in terrazza, indaffarato ad intrecciare strisce di paglia per la creazione di una sedia artigianale o di un cesto. Quando mi sentiva arrivare, alzava la testa e mi salutava "ohi, bella".
Entravo in casa ed il profumo di frittura mi guidava verso la cucina, situata al piano superiore.
Trovavo la nonna ai fornelli, con il suo immancabile grembiule, che cuoceva in olio bollente qualsiasi tipo di verdura: patate, melanzane, zucchine, peperoni....
Mi gustavo quelle pietanze semplici ma sfiziose, spronata dai nonni "mangia, Patrì...mangia" , ed assaporavo quei momenti di genuina felicità.

lunedì 15 giugno 2015

Libro: UN FAVOLOSO APPARTAMENTO A PARIGI di Michelle Gable




La trama

Alla bella April, antiquaria ed esperta d’arte, viene assegnato l’incarico di stimare il valore di diversi mobili contenuto in un appartamento parigino disabitato da circa 70 anni.
L’attenzione di April si indirizza da subito verso un dipinto del famoso artista Boldini che ritrae l’originaria proprietaria dell’immobile: Madame Marthe de Florian, una bellissima donna vissuta nella Belle Epoche.
Grazie ai diari rinvenuti all’interno dell’appartamento, April si trova a ricostruire l’interessante ed ambigua vita di Marthe, nonché l’origine dei mobili dell’appartamento.
L’affascinante storia di Marthe costringerà April a riaprire i conti con i fantasmi del proprio passato, volgendo così anche alla soluzione dei problemi più recenti.

Le mie valutazioni 

Ho acquistato questo romanzo nella libreria di un centro commerciale, in una fredda domenica di gennaio. Ero entrata per acquistare un libretto per la mia bambina di 5 anni, quando – guardando tra gli scaffali – sono stata attratta dal titolo: “Un favoloso appartamento a Parigi”.
Adoro Parigi. Insieme a Roma è una delle mie città preferite. E allora ho pensato “ok, devo comprarlo e leggerlo per forza”.
Inizialmente ho avuto qualche difficoltà nel calarmi con passione e dedizione nella sua lettura.  Questo perché da un mesetto leggevo solo ed esclusivamente romanzi di Isabelle Allende e trovarmi di fronte ad una narrazione completamente diversa nello stile mi aveva disorientata.
Ma dopo i primi due capitoli ho iniziato ad affezionarmi sia alla protagonista, sia alla scrittura di Michelle Gable.
La lettura di questo romanzo è agevole, grazie ad una narrazione sempre scorrevole che conduce il lettore  negli usi e costumi parigini in un intreccio che alterna passato e presente, senza risultare mai banale o noioso.

“Un favoloso appartamento a Parigi” ti incuriosisce sino a volerne sapere di più su Parigi, sulla Belle Epoque,  sui dipinti del pittore Boldini e sulla vera storia di Madame de Florian.

martedì 9 giugno 2015

Un saggio in famiglia

Ti accorgi che arriva l'estate perché Studio Aperto manda in onda i soliti servizi dalla spiaggia in cui vengono mostrati tette e culi, mentre ti propina i consueti consigli anti-caldo (non esporsi al sole nelle ore più calde, bere tanta acqua, mangiare frutta e verdura, accendere il climatizzatore ecc. ecc.).
Ti accorgi che arriva l'estate dal desiderio irrefrenabile di mangiare riso freddo accompagnato da una bottiglia di birra e dalla necessità di legarti sempre i capelli.
E ti accorgi che arriva l'estate anche perché, sulle bacheche Facebook dei tuoi amici, vedi i loro figli impegnati nei vari saggi di fine anno: il saggio di karate, il saggio di judo, il saggio di danza, il saggio di capoeira e chi più ne ha più ne metta.
Quest'anno, per la prima volta, abbiamo anche noi sperimentato l'emozione di "un saggio in famiglia": Emma si è infatti cimentata nel saggio di "gioco-danza", quattro minuti di spettacolo per i quali si è esercitata tutto l'anno.
L'emozione era palpabile e la tensione si tagliava con il coltello.
Ci siamo attrezzate giorni prima, preparando il nastro da attaccare al tutù e l'acconciatura da vera ballerina di danza classica. 
Era bellissima, con il  tutù bianco, il nastro giallo stretto in vita, lo chignon fermato da lacca e forcine, la margheritona in testa e le sue scarpette ormai consumate da questo primo intenso anno di danza.



Una volta pronta, l'abbiamo lasciata alla maestra di danza insieme alle sue compagne, tutte emozionate e sorridenti.
Mentre eravamo seduti in platea, abbiamo sentito elevarsi da dietro le quinte il grido  "merda, merda, merda"; pochi istanti dopo, si sono spente le luci in sala, si è aperto il tendone ed hanno fatto il loro ingresso sul palcoscenico le ballerine più grandi.
Le ho guardate volteggiare con una certa distrazione dettata dall'ansia di vedere al più presto la mia piccolina sullo stesso palco.
Quando l'ho vista esibirsi mi si è riempito il cuore d'orgoglio: lei, ancora così piccola, eseguiva con diligenza i passi di danza imparati in questi mesi.
E sono rimasta lì immobile, con il fiato sospeso, sperando andasse tutto bene perché per lei era importante non sbagliare, era importante dare il meglio di sé.
Al termine dello spettacolo si è sciolta in un sorriso liberatorio...un sorriso di soddisfazione perché ce l'aveva fatta: aveva danzato per gli spettatori e per se stessa.
Aveva solo due anni quando alla mia domanda "Emma, cosa vuoi fare da grande?", mi aveva risposto "la balleLina".
E domenica ha realizzato il suo sogno di sempre, quello che con il passare dei mesi e degli anni è diventato più consistente e pregnante: danzare davanti ad un pubblico. 
In quei pochi, concitati, minuti, lei si è finalmente sentita una vera ballerina.

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